Ci sono sorrisi che, ogni volta che ti tornano in mente, ti scaldano il cuore.Quello di Paolo è uno di questi.Se n’è andato in ospedale, a 46 anni, giocando la sua ultima partita contro i mali provocati da un brutto incidente stradale, sofferente, ma con il sorriso sempre accennato sulle labbra.Perchè Paolo, oltre a servire il rispetto per la legalità come finanziere,è sempre stato un arbitro, di quelli veri, non di quelli che lo fanno, ma di quelli che anzitutto lo sono nella vita di ogni giorno.Lo è stato nel suo impegno per l’AIA, prima come arbitro e poi come osservatore arbitrale, scegliendo di aiutare non solo gli arbitri a crescere, ma anche una marea di ragazzini che in questi anni, nel nascondimento, ha accompagnato con il suo infaticabile lavoro nel servizio oratorio.Ironico come pochi, di una schiettezza adamantina,ha insegnato a questi ragazzi la tenacia di chi sceglie per primo e sempre il rispetto delle regole, senza se e senza ma. Ci ha insegnato che l’impegno, la passione,la tenacia e la lealtà sono imprescindibili per essere uomini e arbitri capaci di costruire, già nelle piccole cose, persino nei campetti impolverati di periferia, una società più giusta, una società migliore.Alla moglie Carolina e al figlio Michele va l’abbraccio di tutta l’AIA, della Sezione di Lamezia Terme e del CRA Calabria, certi che l’insegnamento di Paolo continuerà ad accompagnarci e a spronarci a fare sempre meglio, come arbitri e come uomini.CIAO PAOLO!!!
